Il Barbiere di Provincia

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Tornare nel proprio paesino d’origine ed entrare nel negozio di un barbiere – ormai si chiamano tutti “parrucchieri” – è qualcosa di unico. Certe atmosfere si respirano solo in certi luoghi. E certe esperienze si fanno solo lontano dalla città. La città è il luogo dove vi è tutto e di tutto, la provincia è il luogo dell’unicità. Non è mai utile generalizzare, ma lì, più che in qualsiasi altro posto, le persone sembrano, se non vogliamo dire tutte uguali, più simili che mai. L’omologazione è innata, è la parola d’ordine, l’imperativo.

Quindi ti capita di entrare e di sentire strani individui che parlano di “uccelli”, non riferendosi a graziosi volatili. Chi lo usa e a chi sta per cadere. Chi ce l’ha più lungo e chi quasi se lo misura seduta stante. Parlano, coi loro linguaggi forbiti ed articolati, scomodando di nuovo metafore sugli animali alati, di “passere”. Quelle di turno, con pose dirompenti, sulle (culturali) riviste nazionali, che finiscono per essere trattate come fossero pezzi di carne – un rispetto del tutto meritato, aggiungerei. E poi accade che il suono dei motorini truccati che passano nel vicolo fuori, di ragazzini i quali misurano il proprio ego, stavolta, più che dalla lunghezza del proprio pennuto, dal rombo del proprio cavallo meccanico, viene sovrastato da un imponente peto di chi, proprio in quel momento, ha le forbici sul tuo capo. Capisci allora, non prima di aver udito un altro paio di imprecazioni, che quasi quasi rimpiangi il tanto odiato e frastornante caos cittadino.

Spesso l’urbanizzazione (prima) e la globalizzazione (poi) sono state criticate, colpevoli di un dissennato impoverimento delle realtà locali. È vero ed è innegabile che, così come uniche nelle loro arretratezze, le piccole comunità sono uniche nelle loro bellezze. Esse vanno preservate, sia chiaro. Sono tesori preziosi da custodire, conservare e ricordare. La saggezza popolare, le tradizioni storiche, i paesaggi mozzafiato, i modi di dire e di fare. Sono tutti strumenti utili per imparare dal passato ed acquisire la consapevolezza di chi siamo, di cosa ha formato la nostra coscienza.

Ma il progresso e lo sviluppo sono siti in tutt’altri luoghi. Non lo neghiamo. Bisogna solo cercare di prendere il meglio e scartare il peggio, di e da qualsiasi luogo, periferia o città, paesino o metropoli. Gli estremismi sono controproducenti. Serve sempre giudizio. Serve sempre equilibrio.

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