Il sapere (quasi) libero

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Ci risiamo. Ha colpito ancora. Il fastidiosissimo riquadro rosso – ma adesso è blu – che ormai si palesa ad intermittenza in questi anni sull’enciclopedia più famosa del web, è tornato a disturbarci – o turbarci – ancora. E sì, alla prima ricerca, eccolo là, il vivido colore ad incorniciare la nota che ci informa di come, una volta di più, l’indipendenza, l’usabilità e – cosa più importante – l’integrità e la filosofia stessa di Wikipedia siano in pericolo.

E non disperate se mentre cercavate, che so, la data di fondazione della vostra boy-band preferita, l’informazione non sia così prontamente disponibile all’occhio. Se il colore di quel riquadro attira l’attenzione, allora concedetegliela,  e non “scrollate” subito giù, perché evidentemente ce n’è bisogno.

La nota si conclude con: “L’Enciclopedia è patrimonio di tutti. Non lasciamo che scompaia”, ma essa non solo è di tutti, È TUTTI. Se colpiscono lei, fanno a pezzi noi. E come mai, sempre più spesso, negli ultimi anni (ricordo la traumatica volta che Wikipedia, per protesta, fu offline per qualche giorno), siamo costretti a leggere annunci del genere?

Sarà mica perché non riusciamo a liquidare coloro i quali, da troppo tempo ormai, cosiddetti responsabili della cosa pubblica, sono invece responsabili di questo scempio? Sarà mica perché proprio non ce la facciamo, in questo Paese di vassalli dell’informazione, sciacalli di notizie e servi di penna, ad accudire l’ultimo brandello di libera erudizione che ci resta?

Un mio professore di inglese lo diceva sempre, la cosa più importante è la CONSAPEVOLEZZA. Consciousness, pronunciava scandendo le sillabe. Solo la conoscenza ci salverà. Difendiamo Wikipedia, difendiamo il sapere, difendiamo noi stessi.

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