Lettera a Freud

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Caro dottor Sigmund, stanotte è successo di nuovo. È la seconda volta, quindi comincio a preoccuparmi. Ho sognato di morire.

A turbarmi non è tanto il concetto di morte in sé. A dir la verità, la morte mi ha sempre incuriosito. Non che la desideri quanto prima, ma sono sicuro che, dopo – più dopo che mai – aver avuto una vita lunga e prosperosa, sarò ben contento di vedere se, effettivamente, si vede qualcosa.

No, non è questo. È il modo. La prima volta, l’aeroplano su cui ero è precipitato. La seconda volta un tornado ha distrutto la mia casetta… o meglio, l’ha spazzata via.

Non guardo la TV molto spesso, anzi, potrei dire che ormai non la guardo praticamente più, ma credo che l’incauto uso che ne ho fatto in passato mi abbia irreversibilmente distrutto il cervello. E sì, perché pensavo che solo in televisione i sogni – peggio ancora gli incubi – potessero sembrare veri. Pensavo che non fosse possibile che davvero una persona si svegliasse di colpo sudata e ansimante, col cuore a mille, mettendosi a sedere, per poi prendere coscienza, poco alla volta – con un sollievo crescente – che in realtà era stato tutto frutto della sua scherzosa psiche.

Eppure mi è successo. Davvero, faccio ancora fatica a crederci.

Ma voglio raccontarle queste due storie in dettaglio.

Mi trovavo su un aereo. La mia ragazza era al mio fianco, ansiosa, come al solito, non le è mai piaciuto volare. Non ricordo bene chi, ma uno di noi due era intento a leggere un depliant, l’altro armeggiava col vassoio pieghevole. All’improvviso le grida. Percepivo l’aereo inclinarsi sempre di più e perdere quota velocemente. Riuscii a girarmi per un’ultima volta verso di lei, giusto in tempo a vedere l’orrore nei suoi occhi, che subito si impadronì anche di me, non perché stavo morendo, ma perché stava morendo lei, per colpa mia. Poi abbassai la testa, e non vidi più niente che non fosse lo schienale del sedile davanti a me; mentre l’ansia mi divorava aspettavo l’inesorabile fine. Il cuore martellava nel mio petto, fracassava la gabbia toracica, il respiro mi mancava, poi chiusi gli occhi. Li riaprii nel mio letto, dove sentivo ancora le pressione che tirava la mia pelle.

L’inizio del secondo sogno è un po’ personale ed imbarazzante, ma so che lei è uno specialista in questo campo, quindi cercherò di superare i miei timori. Dovrebbero inventare un nuovo genere cinematografico se volessero trasporlo sul grande schermo, perché il sogno passa da un forte momento erotico ad un epilogo praticamente drammatico-catastrofico. Scomoderei anche un altro genere per descriverlo, quello horror, dominato dal terrore.

Ero nudo, insieme alla mia ragazza, nella stanza di una casa di villeggiatura di un mio amico, che però era mia (cose da sogni). La stanza era molto scarna, niente di cui valga la pena dare una descrizione minuziosa. Giusto un letto, un armadio e, non so cosa ci facesse in camera da letto, un tavolino di vetro. Probabilmente era lì – e di vetro – solo perché sarebbe dovuto andare in mille pezzi. Mentre facevamo l’amore, decisi di staccarmi da lei, perché avevo caldo, e mi diressi verso la finestra. Nell’attimo in cui aprii l’anta, la sentii urlare «No amore! No!». Poi compresi, ma era troppo tardi. Un ciclone devastante esplose nella camera, entrò imponente a distruggere tutto. Un vortice mi alzò e cominciò a farmi roteare, facendomi sbattere su vari pezzi di ciò che prima erano le pareti della stanza. Ero impotente, terrificato. Serrai gli occhi e strinsi i denti, nel panico più totale. Aspettando solo di morire. Pregando che accadesse in fretta.

La cosa che mi inquieta di più è che, appena sveglio, sentivo ancora la sensazione – in entrambi i sogni – della mia pelle lesionata dalla furia della natura, in uno stato di ansia. Sentivo quasi dolore. Ed era una sensazione autentica. Vera.

Mi dica dottore, si può fare niente?

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2 commenti su “Lettera a Freud

  1. Ciao Rob, non sono Freud mi dispiace, ma ho letto i tuoi sogni e come lui amo i sogni, mi piace sentirli raccontare, mi piace cercare e scavare fondamentalmente mi piace interpretare, a mia sensazione è ovvio, quindi ti chiedo scusa se mi permetto di farlo pur non essendo Freud.
    Sai, sono rientrato a casa da poco ed ho trovato parcheggio lontano, dovevo camminare un po’ , ho preso in mano il tel ed ho trovato una notifica di twitter ho aperto e sono arrivato al tuo blog, incuriosito dal titolo del tuo post ( ho una passione per i titoli) ho letto e alla fine mi è venuta voglia di scriverti, di condividere la mia interpretazione con te.
    La prima cosa che mi è venuta in mente è che tra i due sogni ci sono due legami, il primo è la morte, il secondo è la presenza della tua compagna. Riguardo al primo mi viene da pensare che il tuo inconscio ha deciso di farti morire per cause accidentali, non dipendenti dalla tua volontà, una probabile avaria dell’aereo e una evento naturale catastrofico, interessante, certamente non hai voglia di suicidarti, piuttosto l’imprevedibilità della morte ti spaventa, forse te la rende più accattivante o forse più semplicemente non hai proprio voglia di morire.
    Riguardo al secondo legame direi che in questi eventi cruenti ti sei fatto accompagnare dalla tua compagna, anche con sensi di colpa direi, comunque la sua presenza non ti ha impedito di morire, anzi ha coinvolto anche lei, ha reso un duplice significato alla paura di morire, il primo che visto che quando si muore si muore soli, potendo scegliere qualcuno che possa indorare la pillola hai scelto lei, per me è un gesto d’amore di estrema bellezza, il secondo è che sceglierla ti ha creato un senso di colpa, probabilmente il fatto che la prima morte sia avvenuta in aereo, mezzo di cui lei ha paura, è una dimostrazione proprio di questo concetto.
    Non so bene dove voglio arrivare, forse in questi due sogni ho semplicemente trovato dentro un Rob innamorato della sua compagna che ha paura certamente di morire ma non tanto perché la sua vita avrebbe fine quanto perché perderebbe lei.
    Detto questo spero di non essere stato troppo invadente ma se così fosse tieni in considerazione che la colpa di questo è dei tuoi sogni che mi hanno stimolato…..chissà cosa ne penserebbe Freud..?

  2. Sicuramente Freud sarebbe felice di constatare che grazie ai suoi libri tutti noi cerchiamo di ricordare i nostri sogni.. 😉
    E poi lei scrive molto bene quindi è anche una piacevole lettura.
    Come tutti quelli che si occupano di psicologia ho avuto un primo amore per Freud. Poi per fortuna ho conosciuto tanti altri modi per “leggere” e “conoscere” le persone.. e mi sono un po distaccata dall’interpretazione a tutti i costi dei sogni, dei dejavu , dei lapsus ecc..
    Un buon modo per capire cosa pensa una persona è chiederglielo.
    Banalità .. che porta sempre a dei risultati.
    Chiaramente Freud rimane sempre il Dottor Freud a cui tutti noi dobbiamo un sacco di cose…
    Volendo divertirsi a giocare con il suo sogno provo a dirle cosa è venuto in mente a me.
    (anche se sul lettino di Freud sarebbe stato lei a dover dire la prime cose che le venivano in mente, le famose associazioni …)
    Gli elementi che mi sono saltati in testa sono diversi. Oltre alla presenza della sua fidanzata e della morte c’è il Volo..
    In entrambi i sogni si vola in qualche modo.. o si è vittime del volare..
    La parola volare nel primo sogno è scritta in corsivo… siamo in due ad averla notata?
    Nel secondo sogno è il vortice di un uragano che lo fa alzare… non si vola volontariamente ma di certo si è in qualche modo sollevati…
    Inoltre..
    Nel primo sogno lei non voleva volare , ma voi si. E in un certo senso è stata costretta a farlo…
    Il volo mi ricorda.. (anche qui .. dovrebbe essere lei a dire cosa le ricorda..) il lasciarsi andare.
    La prima cosa che mi ha fatto pensare la frase in cui spiega che la sua ragazza non ama volare e che è ansiosa è che la sua ragazza forse non si lascia andare facilmente.
    Guarda caso il secondo sogno è più specifico. Inizia con il lasciarsi andare. Stavolta non sottolinea ne l’ansia ne la paura per il volo… ma il volo vi travolge ugualmente..e vi travolge proprio quando lei aveva deciso di “distaccarsi” per il caldo.
    Passiamo alla morte. Non necessariamente si sogna la morte per la paura di morire.
    La nostra testolina, dice Freud, vuole mantenere in noi anche quei pensieri che non sappiamo di aver pensato e di cui abbiamo paura. E’ la coscienza che ci tiene lontani da questi pensieri… Perché lo fa? .. ogni coscienza ha i suoi motivi validi.
    Quindi quel pensiero , che invece vuole uscire a tutti costi, deve uscire in incognito, proprio come una spia. Si traveste, esce di notte, e si insinua beffando la coscienza e i suoi baluardi…
    La morte è la maschera preferita per il distacco. (parola che compare anche nel secondo sogno.. quando si distacca per andare alla finestra e aprire le imposte all’uragano..)
    Il distacco, il lutto, la separazione, gli addii, i cambiamenti (il distacco da una situazione vecchia a una nuova).. sono tutte immagini che si nascondono dietro la morte.
    Il distacco in entrambi i sogni è affiancato alla sua fidanzata…

    Tanto per citare un tratto del suo secondo sogno..
    magari proviamo ad aprire le finestre, e facciamo entrare un po d’aria nuova.. potrebbe non essere un uragano, potrebbe non fare del male a nessuno, magari sarebbe solo un piacevole cambiamento…

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