Una brava persona

treno

Vi racconto una storia.  È accaduta qualche tempo fa, ma direi che la dimensione temporale sia del tutto irrilevante, per cose del genere.

Mi capita spesso di viaggiare sui treni. E questa è una bella cosa. Se ci pensate, anche per il viaggio più corto e banale, il treno concentra in sé un che di mistico, di spirituale. Poter ammirare la sfuggevole campagna scorrere fuori dal finestrino, perdersi nei meandri dei propri pensieri, contemplare la natura – e nel frenetico e caotico 2012 questo sembra uno dei pochi modi rimasti per fermarsi ad ammirare un paesaggio – ispezionare la propria vita ritrovando una concentrazione che avevamo dimenticato di avere; sono tutte cose che immagino siano capitate a chiunque, più o meno.

Ma il treno è anche un posto di aggregazione sociale; ancora, in un mondo dove sembra che non si abbia più il tempo per niente (ma che significa?), si è costretti a stare seduti e magari a scambiare due parole col nostro dirimpettaio, ad incontrare gli individui più disparati, ad interessarsi di usi e costumi di persone troppo distanti dalle nostre vite per poterci ricordare che, in realtà, esistono.

Che fantastico posto il treno! Lo stesso Harry Potter è stato “partorito” su di esso da mamma Rowling; e che dire di Agatha Christie, dove il mezzo su rotaie è elemento ricorrente e fondamentale dei suoi romanzi? Insomma, il treno è sempre stato uno scenario perfetto su cui ambientare storie e racconti. Non posso che essere contento che mi sia capitato di assistere ad una piccola scena di vita quotidiana, che per me ha avuto un enorme valore, e devo dire che mi ha conferito un bel po’ di buon umore per tutta la giornata.

Arriviamo al dunque. Purtroppo il treno non sempre è un luogo così fantastico come sembro aver descritto sopra. Ne sono consapevole. Probabilmente molte persone avranno storto il naso di fronte a quelle parole cariche di estimazione, perché il viaggio su di esso spesso può trasformarsi in un vero calvario. Lo sanno bene coloro i quali sono costretti tutti i giorni ad affrontarlo per andare a lavoro o a scuola – i cosiddetti pendolari – ammucchiati gli uni sugli altri, manco fossero bestie da macello, senza aria condizionata, rassegnati a ritardi inaccettabili che sembrano distorcere il tempo di una giornata di cui non si riesce a credere che finirà.

Mi trovavo proprio in una di queste situazioni, ovviamente in piedi, nel vestibolo, schiacciato tra la parete del vagone e qualche persona che si lamentava degli ultimi ritardatari, i quali salivano cercando di farsi largo in uno spazio ormai saturo. Cercavo di mantenere la porta dello scompartimento aperto, quel tanto che bastava a far entrare un po’ di ossigeno e frescura. Poi, ad un certo punto, sentii qualcuno animarsi e cercare di farsi largo tra la calca, ormai furibonda. Ma non veniva da fuori, stava cercando di raggiungere lo scompartimento, sulla parete del quale ero appoggiato, dallo scompartimento di fronte. Era un nero, basso, e dagli abiti che indossava, evidentemente non se la passava bene, almeno non economicamente. Era impensabile che qualcuno potesse attraversare il vagone in quelle condizioni, scartando valigie ed affrontando persone ormai esasperate. Ma ancora più sconvolgente fu vedere che, al suo seguito, c’era una vecchietta, che a malapena si reggeva in piedi, grazie al suo bastone. Lo seguiva a testa bassa, e il valente africano (almeno presumo) riusciva a crearle lo spazio per passare. Mi passarono sotto il braccio (sono abbastanza alto) col quale stavo ancora reggendo la porta aperta. Poi lo notai. Seduto proprio al primo posto, c’era un altro uomo, sempre nero e mal vestito, al quale si rivolse l’autore della traversata. Parlarono una lingua a me incomprensibile, l’uomo seduto prima lo guardò con curiosità, poi, man mano che capiva ciò che l’amico gli stesse dicendo – gesticolando, con fare molto agitato  – il suo viso si distese in un sorriso.

L’uomo si alzò, e la vecchietta si sedette, potendo finalmente porre via il bastone.

Non dovrei essere felice di aver assistito? Perché avrei sprecato il tempo speso a scrivere tutto ciò? Perché una piccola azione del genere dovrebbe essere priva di nota? Ho sentito il dovere di riportarlo.

Ogni persona è diversa, ognuno è responsabile delle proprie azioni. Le generalizzazioni spesso – sicuramente in questo caso – fanno solo del male. Stiamo ancora a parlare di razzismo?

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2 commenti su “Una brava persona

  1. Non hai sprecato il tuo tempo, né io l’ho sprecato nel leggerti….
    é una bella storia di civiltà e solidarietà, racchiude ciò che dovrebbe essere l’essenziale per esseri umani che posseggono ancora valori legati al senso del rispetto per gli altri.
    Di questi tempi, da non dare, distrattamente per scontati…! P.

  2. Io sono una che ama i treni. E ama guardare la gente intorno e osservare i piccoli miracoli che ti accadono accanto, se solo hai occhi per saperli vedere. Non è mai tempo sprecato raccontarli 🙂

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